Bruno Ianniello ci racconta una storia spesso volutamente nascosta.

Una bambina di soli sei anni, sradicata dalla madre che resta prigioniera nel campo di concentramento nazista, riesce a salvarsi ma deve tornare a casa ed affrontare, senza il conforto e la vicinanza di una persona amica o di un parente, il lungo e pericoloso viaggio verso casa.

Non ha più niente, non possiede niente se non il suo coraggio ed il suo istinto a cui è costretta ad affidarsi, può contare solo sulla gentilezza degli estranei.

Dopo una marcia faticosa giunge in Turchia e da lì, per tornare nella sua terra natìa, in Israele, deve imbarcarsi su una delle quattro bagnarole di fortuna e pregare nel proprio Dio.

Le dicono che deve salire sulla barca dove ci sono gli altri bambini della sua età ma lei si rifiuta categoricamente e nonostante le insistenze non cambia idea, è irremovibile perché, essendo figlia unica, non sa tanto meno ha avuto modo di imparare come affrontare i suoi coetanei che vogliono fare i bulli e i prepotenti e poi quella vocina che viene dal suo istinto le dice di non salire su quella barca.

Passa la notte e lei, sotto l’effetto di tranquillanti, riesce a dormire ma al suo risveglio apprende la tragica notizia che la barca, con a bordo i bambini, era stata bombardata da un sottomarino.

La disobbedienza e l’istinto avevano salvato la bambina il cui animo era però pervaso da un sentimento di sollievo misto a tristezza per non poter più rivedere quelle faccine innocenti che resteranno scolpite per sempre nella sua mente.

E’uno dei tanti episodi che hanno costellato la vita di una delle ultime sopravvissute alla tragedia dell’olocausto, Vera Sharav, nata in Romania 84 anni fa, ebrea ed attivista politica contro gli abusi in ambito medico – sanitario.

La sua storia è travagliata ma la sua mente, ancora lucida, guida uno spirito combattivo di chi non si è piegata alle avversità di un destino crudele e così ha fondato la “Alliance Human Research Protection” proprio per proteggere gli individui dalla sperimentazione umana, spesso crudele, portata avanti dall’industria biomedica.

In occasione della 44esima sessione del Corona-Ausschuss intitolata “Le radici del male” ha raccontato la sua vicenda umana ricostruendo minuziosamente le persecuzioni di cui è stata vittima da bambina da parte del regime nazista e non ha mancato di toccare gli scottanti temi dell’attualità, primo fra tutti il Green Pass che rappresenta, a suo dire, la tessera del nuovo totalitarismo bio-securitario, ritenuto addirittura più pericoloso del nazismo tedesco in quanto operante su scala globale e soprattutto digitale.

Il suo intervento è reperibile su YouTube e, proprio negli ultimi giorni, è stato trascritto sul sito neoingegneria.com, a cui vi rimando se si ha voglia di ascoltare una voce scomoda e dissonante rispetto al coro intonato del circuito mainstream.

La Sharav afferma, al pari di Goebbels, che tutte le dittature hanno bisogno di una sola armi per imporsi ed è quella rappresentata dalla paura al pari della propaganda nazista che usava proprio il timore di contrarre le epidemie infettive per discriminare gli ebrei, considerati portatori di malattie che rappresentavano una minaccia alla salute pubblica.

Questo, del resto, è sempre stato un segno distintivo dell’antisemitismo: incolpare il popolo ebraico di minacce esistenziali; nel Medioevo, gli ebrei erano incolpati della peste bubbonica e della peste nera.

La paura e la propaganda che furono utilizzati come armi psicologiche anche dai nazisti per imporre il regime genocida.

Molti analisti storici, per anni, si sono chiesti il motivo per cui il popolo tedesco non si fosse mai ribellato e la Sharav ritiene che tale motivo fosse da rintracciare proprio nella paura che, il più delle volte, impedisce di fare la cosa giusta.

Molto importante il passaggio che l’attivista ebrea dedica alle linee guida imposte dall’attuale establishment medico: «ciò che distingue l’Olocausto da tutti gli altri genocidi di massa è il ruolo centrale che ha avuto l’establishment medico, l’intero establishment medico. Ogni passo del processo omicida è stato approvato dall’establishment medico accademico e professionale. I professionisti della medicina e le rispettabili società e istituzioni mediche danno un’apparenza di legittimità all’assassinio di massa dei civili. Il T4 è stato il primo progetto di omicidio medico industrializzato della storia. Le prime vittime furono i neonati tedeschi handicappati e i bambini sotto i 3 anni».

La Sharav disegna un altro parallelismo tra il periodo nazista e quello che stiamo vivendo: «I profittatori finanziari del genocidio nazista erano le élite industriali. Le aziende che hanno tratto profitto dall’Olocausto includono Standard Oil e Chase Manhattan, entrambe di proprietà dei Rockefeller, IBM, Kodak, Ford, Coca-Cola, Nestle, BMW e naturalmente IG Farben e Bayer. La IG Farben fu il più grande approfittatore della seconda guerra mondiale, usando i detenuti di Auschwitz come manodopera schiava. I medici mandavano quelli che ritenevano idonei come lavoratori forzati nelle fabbriche e nelle miniere della IG Farben. Avevano anche il loro personale accampamento. Inoltre hanno condotto degli esperimenti. La tecnologia IBM ha facilitato la rapida implementazione dell’Olocausto. I dati sono stati registrati in computer IBM con schede perforate. Così gli ebrei d’Europa furono rapidamente identificati, rastrellati, segregati, deportati, perseguitati, imprigionati, tatuati, schiavizzati e sterminati. La pandemia del Covid 19 ha messo a nudo le politiche sanitarie motivate dall’eugenetica in Europa occidentale e negli Stati Uniti. Questa che viviamo è una terrificante ripetizione di T4.

Altro importante parallelismo è rappresentato dal sistema di tracciamento: «I nazisti usavano i tatuaggi per identificare e tracciare gli ebrei in modo che non scappassero, giusto? Bene, ora abbiamo una tecnologia di tracciamento invasiva. È stato sviluppato grazie a Bill Gates. Ha finanziato cose come i tatuaggi via chip».

L’attivista ebrea individua anche le finalità di tale disegno: «Uno studio dopo l’altro ha scoperto che i lockdown distruggono milioni di vite e di mezzi di sussistenza e gettano milioni di persone nella povertà. Persino il Wall Street Journal ha ammesso che il danno creato dalle restrizioni non è servito a nulla. Per gli oligarchi globali, tuttavia, la pandemia di Covid è stata una vera e propria manna dal cielo. I miliardari americani hanno aumentato i loro immensi patrimoni personali di 2,2 trilioni di dollari solo nel 2020, vogliono anche controllare le nostre menti, il nostro pensiero. Vogliono sapere cosa pensiamo, la tecnologia ha oltrepassato ciò che dovrebbe, proprio come la medicina, proprio come il governo. I governi non dovrebbero interferire nelle nostre vite personali quando si tratta delle nostre decisioni mediche. Che cos’è questo? Questo viene da noi? È iniziato con i nazisti. L’obiettivo è tenere il controllo distruggendo i legami sociali».

Nel corso di una intervista concessa a Simone Marian, collaboratore del blog MittDolcino, Vera Sharav ha raccontato un episodio verificatosi pochi mesi fa e che ha visto protagonista un Giudice della Contea di Cook nell’Illinois sottrarre la potestà genitoriale ad una madre a causa del suo rifiuto a vaccinarsi.

Ho avuto modo di verificare l’attendibilità della notizia che risponde al vero: la donna in questione, Rebecca Flirt, era comparsa davanti al Giudice, accompagnata dal suo ex marito, per un udienza che riguardava il mantenimento dei figli.

Nel corso della medesima udienza, lo stesso Giudice aveva chiesto alla donna se si era vaccinata ed ottenuta la risposta negativa dovuta al fatto che in passato aveva manifestato reazioni avverse al vaccino, aveva immediatamente disposto tale provvedimento impedendo così alla malcapitata di vedere il proprio figlio piccolo.

Non intendo esprimere una opinione sulle considerazioni e sul pensiero di Vera Sharav ma ho ritenuto opportuno divulgare il suo punto di vista al fine di consentire agli affezionati lettori di poter disporre di un quadro di lettura ancora più ampio delle vicende storiche molto complesse che stiamo vivendo.

Non dispongo di verità assolute e non mi vanto di possedere l’elisir della saggezza ma per poter esprimere un pensiero che abbia un minimo di credibilità occorre conoscere il maggior numero di informazioni disponibili relative ad un determinato argomento.

Nessuno vi parlerà di Vera Sharav e per i motivi che potete facilmente comprendere: ebrea, portatrice di tesi scomode, sopravvissuta per miracolo al genocidio nazista.

In questi casi il Mainstream va in corto circuito.

Buon Natale a tutti.

BRUNO IANNIELLO