Le riflessioni settimanali di Bruno Ianniello sulla guerra.

Il conflitto russo – ucraino sta per tagliare il traguardo dei 45 giorni e pertanto si può tracciare, sulla scorta delle informazioni che ci sono giunte dai corrispondenti di guerra presenti in loco, un primo bilancio sulle tragiche vicende che si sono susseguite in questo mese e mezzo.

Tante vite spezzate, tante famiglie distrutte, tanti sogni di costruire il proprio futuro nella terra in cui si è nati andati in frantumi.

Proveremo quindi a scrivere poche righe senza ricorrere ai soliti luoghi comuni cui spesso invece stancamente si ricorre per liquidare delle faccende che poi alla fine ci toccano molto relativamente del tipo: “colpa della guerra”, “la guerra è infame”, “la diplomazia non ha fatto abbastanza”, “siamo tutti colpevoli” e tante altre amenità scritte e sentite in questi giorni sia sui giornali che nei talk show.

Le guerre non piovono dal cielo come disgrazie ma sono sempre volute da qualcuno ai danni di qualcun altro e quindi le colpe ricadono necessariamente su chi le ha cominciate e per ciò che concerne le diplomazie che, tra l’altro, sono sempre costantemente al lavoro, si può anche dire che chi ha cominciato la guerre forse non ha fatto abbastanza per evitarle.

Nessuno ha obbligato Putin ad invadere ed attaccare l’Ucraina e nel momento in cui ha deciso di farlo è doveroso che se ne assuma la responsabilità di fronte agli uomini, a Dio ed alla storia.

Altro luogo comune tipico delle discussioni, soprattutto sui social, è legato alla scarsa credibilità del cosiddetto circuito mainstream che dopo averci propinato negli ultimi due anni ogni genere di fandonie legato al covid ed alla pandemia sta sostenendo la narrazione pro Ucraina e pertanto anche in questo frangente non sarebbe credibile.

Devo confutare tale asserto per un motivo estremamente semplice: le mie convinzioni non si fondano sulle narrazioni offerte dal circuito di cui sopra ma dalla storia che tende spesso a ripetersi ed a ripetere il suo copione sia pure con orchestrali diversi.

Se il volto dell’attuale Occidente mi convince poco ancor meno mi convince l’autocrate russo che, non a caso, ha scelto il tempo che viviamo per sferrare il suo attacco alla dirimpettaia Ucraina.

In altri tempi e con altri attori presenti sulla scena europea e mondiale, il Putin, temendo le conseguenze soprattutto sul piano della credibilità, si sarebbe guardato bene dallo scatenare una guerra così cruenta nel cuore dell’Europa.

Egli, invece, ha pensato di poter mettere definitivamente al tappeto un pugile suonato i cui sostenitori avevano abbandonato da un pezzo le tribune, stanchi delle promesse mai mantenute e delle bugie sistematicamente ripetute per coprire le proprie mancanze.

Era quindi il momento propizio per seminare tempesta e l’occasione andava sfruttata senza pensarci troppo atteso il terreno fertile che si era creato a vantaggio del Cremlino.

Chi vi scrive è però consapevole del fatto che non è questo il momento di abbandonare il pugile suonato che anzi va soccorso con immediatezza nella speranza che possa riprendersi quanto prima e tornare a finalmente a combattere sul ring con ritrovato ardore.

Si diceva del circuito mainstream che non gode di particolare credito da parte di una fetta piuttosto consistente di opinione pubblica nazionale: è un dato di fatto ed i motivi sono stati abbondantemente trattati e sviscerati da analisti e professionisti dell’informazione molto più qualificati di chi vi scrive ma è altrettanto vero, e lo ribadisco, che personalmente nutro verso il cosiddetto circuito la medesima diffidenza che ho manifestato negli ultimi anni.

Ero e resto convinto che ciascuno di noi possa formarsi una propria opinione su qualsivoglia argomento a prescindere da ciò che viene scritto dai giornaloni o raccontato dai TG nazionali. Una data notizia può essere vera anche se riportata dal Corriere della Sera (tanto per fare un esempio) o viceversa non essere attendibile se divulgata da una fonte di cui abitualmente ci si fida che magari, proprio in quel caso, ha toppato di brutto.

Non esistono su questa terra quelli che non sbagliano mai e quelli che sbagliano sempre: la vita reale ci insegna anzi che l’infallibilità appartiene solo agli stolti che credono di possederla.

Credo anzi rappresenti una vera e propria offesa alla intelligenza delle persone pensare che tutto ciò che ci propina il circuito sia sempre sistematicamente falso.

Esiste qualcosa di ben più importante ed è rappresentato dal nostro intelletto, dalla nostra capacità di saper scindere, in una notizia, ciò che è propaganda dal suo fondo di verità.

Vogliamoci quindi un po’ di più bene e cerchiamo di non attribuire a determinate cose più importanza di quanta realmente ne abbiano.

Non ho bisogno del circuito mainstream per diffidare degli autocrati, dei despoti che tengono ben sigillati nei propri armadi a tenuta stagna i propri scheletri, che nella migliore delle ipotesi imprigionano i propri oppositori e nella peggiore li fanno invece sparire e non ho bisogno dello stesso circuito per diffidare anche dei governanti del nostro caro occidente che però non possono tenere quegli armadi sempre chiusi perché poi c’è sempre qualche giudice che magari revoca il DASPO ingiustamente elevato a Stefano Puzzer il 2 Novembre scorso (vedi ordinanza resa dal TAR Lazio qualche giorno fa) o qualche Giudice che dichiara illegittimo lo stato di emergenza (vedi sentenza resa dal Giudice di Pace di Bressanone n. 4/2022 che  ha annullato la multa al cittadino accusato di non avere la mascherina per illegittimità della delibera che ha dichiarato lo stato di emergenza e perché non provate le condizioni dell’obbligo di indossarla), solo per citare alcuni esempi.

Diffido di tutto e tutti al pari di Clint Eastwood che nei suoi film mostra sana inquietudine per le libertà ed i diritti della persona spesso prevaricati dalla mano pubblica ma non dei sistemi democratici che in sé contengono gli anticorpi per contrapporsi alle infezioni causate dall’estensione, spesso arbitraria, del potere pubblico.

Ed allora provo ad aiutare il pugile suonato e messo all’angolo e lo aiuto per aiutare anche me stesso, nella speranza che non provi più a recitare copioni che non gli appartengono e per evitare di essere messo nella condizione di dover scegliere i futuro tra la brutta copia e l’originale.

Il pugile deve però compiere uno sforzo e farsi aiutare, deve cambiare registro e farlo anche in fretta, deve ascoltare i suoi sostenitori e non disinteressarsene, li deve trattare da persone adulte e non continuare a raccontar loro frottole che durano il tempo di un amen ed a cui non crede neppure lui.

Chiudo con due notizie a cui forse non è stato dato il giusto risalto:

Sabato 26 febbraio, nel giorno più buio della storia europea degli ultimi anni, il governo ucraino ha citato la Federazione Russa in giudizio dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia che rappresenta il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite al fine di fare definitiva chiarezza sull’accusa proveniente dal Cremlino di aver commesso genocidio a danno delle minoranze russofone di Donetsk e Luhansk e contestualmente accusare la Federazione Russa di aver adottato una politica genocidaria nei confronti dei cittadini ucraini in quanto tali.

Le accuse provenienti da Mosca e poste a base della invasione ucraina non sono però state supportate dai fatti in quanto all’udienza del 7 ed 8 marzo u.s. dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, la Russia ha deciso di non partecipare e, in una memoria depositata nel successivo 11 marzo, ha sorpreso un po’ tutti, ammettendo che non v’è nesso causale tra il presunto genocidio in atto nel Donbass e l’intervento militare russo ancora in essere.

L’Order-Ukraine c. Russian Federation del 16 marzo emesso dalla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, e reso al termine del procedimento rappresenta un punto fermo per le valutazioni sull’illegittimità delle azioni belliche intraprese dalla Russia in Ucraina dal 24 febbraio scorso.

L’Ucraina è stata parte attrice del procedimento davanti alla Corte, non ha accusato la Russia di genocidio, si è rifatta alle dichiarazioni pubbliche rese dal presidente Vladimir Putin e al riconoscimento unilaterale delle “Repubbliche popolari” di Donetsk e di Lugansk.

La Corte ha deciso che non sussistono elementi per configurare un genocidio perpetrato dall’Ucraina in Donbass e che, per prevenire un genocidio, è illegittimo il ricorso unilaterale della forza. Gli stati devono ricorrere agli organi competenti delle Nazioni Unite. 

In quella sede la Russia si è rimangiata quanto detto da Putin all’inizio dell’invasione e non ha prodotto alcunchè a sostegno delle proprie tesi.

Altra notizia passata sotto traccia ha riguardato l’intervento del rappresentante della Federazione Russa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu tenutosi questa settimana: in quella sede, stando alle dichiarazioni rese qualche ora prima dal Ministro degli Esteri Lavrov, avrebbe dovuto esibire le prove che attestavano la totale estraneità del Cremlino dall’orribile massacro di Bucha ma niente di tutto questo anzi, solo mera propaganda.

Le domande sono importanti se servono a fare chiarezza ma il loro scopo non può essere quello di prendere tempo per evitare di darsi risposte che forse, intimamente, già si conoscono.

Serena Pasqua a tutte e tutti.

Bruno Ianniello