La rubrica settimanale di Bruno Ianniello.

Nel panorama politico nostrano frastagliato ed estremamente desolante contrassegnato da mediocri manovre di piccolo cabotaggio prive di qualsivoglia prospettiva e visione futura e nel bel mezzo di uno stanco impantanamento utile solo a garantire qualche mese di sopravvivenza ad una legislatura morta e decrepita da almeno due anni e mezzo, succede quello che non ti aspetti ed il cui significato, a modesto parere di chi scrive, assume un valore simbolico oltre che politico, di non scarso rilievo.

L’elezione di Stefania Craxi, figlia di Bettino, alla presidenza della Commissione Esteri del Senato, avvenuta grazie ai voti determinanti del centro destra e del gruppo misto, è da salutare, infatti, non solo come una vittoria della politica, quella seria e non demagogica che invece strilla tutti i giorni contro la casta di cui però fa parte a pieno titolo comportandosi anzi anche peggio di essa, ma deve essere considerata alla stregua di una piccola vendetta che, a distanza di quasi trent’anni, è stata consumata ai danni di quella stessa frangia di sciocchi demagoghi che avevano tirato le famose monetine a Bettino Craxi all’uscita del Hotel Raphael a Roma.

Può sembrare ardito mettere sullo stesso piano due avvenimenti storici apparentemente distanti ma invito per un attimo i pazienti lettori ad una ulteriore riflessione su di un accadimento che si era verificato qualche anno prima del lancio delle monetine avvenuto il 30 Aprile 1993 e precisamente nella sera del 15 Novembre 1986 allorquando Beppe Grillo, nelle vesti di comico, nel corso della trasmissione di punta della Rai ovvero Fantastico 7, tenne un monologo durissimo incentrato sul viaggio della delegazione socialista, guidata dall’allora primo ministro Bettino Craxi, in Cina.

Ebbene, il comico genovese, nel corso del suo monologo, diede apertamente del ladro a Craxi ed ai socialisti davanti ad una platea televisiva composta da quasi 10 milioni di telespettatori con la famosa battuta:”Ma se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?”.

Il conduttore della nota trasmissione Pippo Baudo si dissociò apertamente dalle dichiarazioni del Beppe Nazionale che però continuò senza problemi a lavorare in Rai tanto è vero che partecipò pure alle edizioni del Festival di Sanremo tenutesi negli anni successivi sempre in veste di comico.

Domanda: dare del ladro patentato al Presidente del Consiglio e ad un intero partito può considerarsi comicità? Ad avviso di chi scrive il comico, anche quello più sacrosantemente irriverente, perde ogni grado di credibilità quando diventa portavoce di una parte politica e soprattutto quando assume le vesti di un becero masaniello che, dal pulpito della sua morale apparentemente specchiata e cristallina, comincia a distribuire le patenti di onestà secondo criteri del tutto discutibili e soggettivi.

Il Buon Beppe, che però mai stato sciocco, non si muoveva a caso ed anzi poneva le basi per la costruzione della sua nuova avventura politica, ben consapevole che il sistema politico dell’epoca era ormai agli sgoccioli.

Ed eccoci allora nella primavera del 1993, in piena tangentopoli e con i partiti che avevano governato la nazione per più di cinquant’anni, sotto lo scacco delle magistrature e prossimi alla dissoluzione.

E’ la sera del 30 aprile 1993 e Bettino Craxi esce precipitosamente dall’hotel Raphaël di Roma per entrare nell’auto di servizio sommerso da una pioggia di monetine, banconote da mille lire, sassi, accendini e pacchetti di sigarette.

La sera precedente il segretario del Psi era stato graziato dai colleghi parlamentari ed infatti la Camera aveva votato no all’autorizzazione a procedere per 4 delle 6 imputazioni a suo carico chieste dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta su Mani Pulite.

In largo Febo, a due passi da piazza Navona, si è radunata una piccola folla che aveva saputo della festa con tutti gli amici di Bettino Craxi tenutasi proprio al Raphaël la sera prima a cui avevano preso parte giornalisti, conduttori tv, deputati e senatori, imprenditori, tra i quali anche Silvio Berlusconi che però, per precauzione, era uscito dalla porta sul retro dell’albergo in cui Bettino viveva dagli anni Settanta.

Craxi, incurante di tutto ciò affronta invece la folla urlante a viso aperto ma piove di tutto e soprattutto piovono insulti quali: “Ladro!”, “Un sogno nel cuore, Craxi a San Vittore!,  “Vai in galera”.

Una scena dolorosa che fa parte della storia della nostra giovane Repubblica ma che non può essere dimenticata perché fa il paio con il Vaffa Day organizzato nel 2008 a Torino in Piazza San Carlo dal neonato Movimento cinque stelle.

I contenuti di quella Kermesse? Presto detto: vagonate di insulti per tutti, nessuno escluso.

A distanza di 14 anni da un evento che, per alcuni strilloni di regime è stato considerato di portata storica, possiamo porci delle legittime domande e capire dove ci abbia portato il lungo filo grillino che, partito il 15 Novembre 1986, passato per l’episodio indegno delle monetine tirate a Craxi all’uscita del Raphael è poi proseguito con i vari Vaffa Day degli ultimi anni.

Il quesito trova una risposta semplice semplice: il lungo percorso del comico genovese, costernato di insulti e pernacchie si è concluso a sua volta in una pernacchia gigantesca che la pur decrepita politica nostrana ha rifilato al suddetto: la figlia del tanto odiato Craxi eletta alla guida della Commissione Esteri del Senato al posto del reprobo grillino Vito Petrocelli, espulso dai cinque stelle per le sue posizioni dichiaratamente filo russe (per la verità gode di ottima compagnia nell’ambito del movimento).

Uno scherzo del destino? Pura casaualità? Niente di tutto questo: solo buon senso e la constatazione che il nulla, supportato dal nulla, non può che portare al nulla.

Esiste invece una nemesi storica che, al culmine del suo percorso tortuoso, restituisce, sia pure solo in parte, a chi ha ingiustamente subito un grave torto, il giusto riconoscimento.

Buon lavoro a Stefania Craxi.

BRUNO IANNIELLO