La rubrica settimanale di Bruno Ianniello.

Ebbene si, tra poco più di un mese e precisamente domenica 12 Giugno i cittadini che calpestano il suolo patrio saranno chiamati ad esprimersi sui 5 quesiti referendari in materia di giustizia sopravvissuti alla mannaia, del resto ampiamente annunciata, della Consulta.

Le operazioni di voto si consumeranno quindi in un solo giorno dalle ore 7,00 alle ore 23,00 e non anche il lunedì successivo e si voterà contemporaneamente anche per il rinnovo dei consigli comunali di 980 città italiane tra cui spiccano Palermo, Parma, Piacenza, l’Aquila, Catanzaro, Gorizia, Rieti, Frosinone, Virerbo, Genova, La Spezia, Como, Messina, Lucca, Padova, Verona, Belluno, Pistoia, Barletta, Taranto, Alessandria, Cuneo.

Andiamo ora a vedere, sia pure brevemente, quale sarà l’oggetto dei cinque quesiti:

Il primo riguarda l’incandidabilità dopo la condanna di determinate categorie di persone: il referendum chiederà di abrogare quella parte della Legge Severino che contempla l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del Governo. Consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi.

Il secondo quesito incide invece sulla separazione delle carriere ed attraverso esso si chiede ai cittadini di esprimersi sullo stop delle cosiddette “porte girevoli” impedendo al magistrato di passare dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero nel corso della sua carriera.

Il terzo quesito riguarderà invece la riforma Consiglio superiore della magistratura e si chiederà agli italiani di sopprimere l’obbligo che incombe attualmente sul magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura al Consiglio superiore della magistratura

Il penultimo quesito inciderà sulla misura della custodia cautelare durante le indagini ed il quesito chiederà di sopprimere la “reiterazione del reato” dai motivi per cui i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo.

Si propone pertanto di limitare la carcerazione preventiva per il pericolo di “recidiva” solo ai reati più gravi.

Ultimo quesito riguarderà la valutazione degli avvocati sull’operato dei magistrati e la sua approvazione consentirà agli avvocati, parte di Consigli giudiziari, di poter esprimere il proprio voto in merito alla valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità

Ricordiamo che inoltre che affinché il referendum abrogativo sia valido dovranno votare la metà più uno degli elettori aventi diritto. Potranno votare tutti i cittadini, iscritti alle liste elettorali del Comune di residenza, che avranno compiuto il diciottesimo anno di età alla data del 12 giugno 2022.

Esaurite le comunicazioni di servizio proviamo ora a ragionare ad alta voce ponendoci alcune domande: qualche mese fa la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi tre quesiti referendari estremamente importanti che avrebbero determinato un maggiore coinvolgimento, se non altro emotivo, da parte degli elettori in materia di eutanasia, uso della cannabis e di responsabilità civile da parte dei magistrati ed il Consiglio dei Ministri non ha certamente contribuito a favorire tale coinvolgimento concentrando tutte le operazioni elettorali in un solo giorno.

I comitati promotori del referendum, ad un mese dal voto, latitano paurosamente ed i mezzi di informazione di tutto ci informano tranne che dei referendum.

Si registra pertanto una apatia diffusa rotta esclusivamente dalle lamentele dell’Associazione Nazionale Magistrati che la settimana scorsa ha pensato bene di acquistare una intera pagina dei principali quotidiani nazionali per manifestare il proprio dissenso alla riforma che si sta discutendo in Parlamento e che secondo il Presidente Santalucia “spegne il coraggio”.

L’Assemblea Generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, tenutasi lo scorso 30 Aprile ha infine proclamato una giornata di astensione la cui data e concrete modalità organizzative saranno successivamente individuate e specificate dagli organi esecutivi preposti.

Cosa si evince da tutto quanto sopra? Non si parla di giustizia in modo serio ed equilibrato attraverso dibattiti incentrati sulle singole questioni ma si procede per strappi e slogan da entrambe le parti.

E’ del tutto assente una interlocuzione tra le parti sui temi scottanti che, lo ricordiamo ancora una volta, non riguardano aspetti settoriali della nostra società ma le nostre vite, la nostra economia ed infine la credibilità di una Nazione che si vanta voler attrarre investimenti dall’estero ma non riesce a fornire risposte serie in tempi ragionevoli ai propri cittadini neppure su questioni bagattellari.

L’impressione che si ricava è che poi alla fine della fiera tutto resterà così come è oggi a parte qualche mero restyling di facciata utile solo ad accontentare Bruxelles che ci chiede riforme poter procedere a bonificare ulteriori tranche di denaro previste nel PNRR.

Non è mero pessimismo se si considera che allo stato attuale è da considerarsi estremamente difficile il raggiungimento del quorum necessario per la validità dei quesiti referendari: i cittadini non sono per nulla informati tanto meno sollecitati dai comitati promotori ed aleggia un pessimismo cosmico aggravato dagli effetti del conflitto russo – ucraino che ha letteralmente polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass media.

Le alti percentuali di astensionismo registrate nelle ultime tornate elettorali dovute ad un malcontento anche piuttosto comprensibile di una rilevante fetta di elettorato difficilmente potranno essere scalfite se non attraverso una mobilitazione ed una “chiamata alle armi” (mi si consenta il termine effettivamente arduo atteso che a non molti chilometri da noi ci sono persone che adoperano armi vere per combattere una guerra altrettanto vera e spietata) da parte di chi ha partorito la brillante idea di raccogliere valanghe di firme per porre finalmente al centro del dibattito nazionale il problema giustizia ma che oggi sembra aver lasciato la sua opera a metà del guado.

Lega e radicali si sono battuti con coraggio e spirito di sacrificio lodevoli per rimettere di nuovo in pista la macchina della giustizia ma ora sono fermi ai box e tra poco si accenderanno le luci del semaforo che segneranno l’inizio del Gran Premio.

Sarebbe un vero peccato buttare a mare il lavoro di tanti militanti e cittadini che hanno creduto nella battaglia referendaria e soprattutto si tratterebbe dell’ennesima occasione persa, dell’ennesimo treno lasciato partire senza esserci saliti di proposito.

E’ importante testimoniare la nostra vicinanza a chi soffre ed è sopraffatto ingiustamente ma non è meno importante occuparsi di problemi che riguardano la vita dei propri cittadini perché le due cose non sono affatto in contrasto anzi si integrano a vicenda: se sto bene posso aiutare più facilmente chi sta peggio di me ma se il primo a stare male sono io tutto si complica. Aiutare se stessi per poter tendere una mano a chi se la passa male.

La settimana scorsa Fabio Palotti, tecnico ascensorista di 39 anni è stato trovato senza vita nella tromba di uno degli ascensori della Farnesina.

L’autopsia effettuata lunedì al Policlinico Gemelli ha confermato che il povero tecnico non è morto per una caduta ma è stato schiacciato dalla cabina dell’ascensore cui stava lavorando, che si è mossa nonostante l’intervento di manutenzione in corso.

L’esame ha anche confermato l’orario della morte collocandola alla serata di mercoledì 27 Aprile anche se a trovarlo, soltanto la mattina successiva, è stato un collega che ha visto la sua auto nel parcheggio, si è preoccupato e dopo avere contattato la famiglia per chiedere notizie (sentendosi dire che non era rientrato la notte precedente) è andato a controllare, facendo la drammatica scoperta.

Nell’anno del Signore 2022, nei palazzi della politica e del potere, succede anche questo ma chi ricorderà il povero ascensorista morto per aver fatto il suo dovere? Chi si preoccuperà di evitare che ciò accada nuovamente? Difficilmente lo farà chi è ancora colpevolmente fermo ai box o chi acquista paginate di giornali per fermare una riforma blanda della giustizia.

BRUNO IANNIELLO