Il punto settimanale di Bruno Ianniello.

 

Una delle settimane più bestiali degli ultimi tempi volge fortunatamente al termine: l’assunzione forzata di quintali di antiacido non è servita per smaltire i bruciori di stomaco che ancora permangono a seguito del terrificante combinato disposto dettato dalla conferenza stampa (rigorosamente trasmessa a reti unificate) di Giggino da Pomigliano che annunciava la scissione pentastellata con annessa costituzione di un nuovo gruppo parlamentare (se ne sentiva il bisogno) e l’ennesimo inutile dibattito tenuto alle camere sull’ulteriore invio di nuove armi all’Ucraina.

Due pantomime che hanno sortito un unico effetto: allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica con consequenziale aumento delle percentuali astensionistiche che registreremo alle prossime tornate elettorali.

I motivi sono estremamente noti a tutti gli analisti politici (quelli seri) e non necessitano di ulteriori spiegazioni tanto meno di dotte disquisizioni elaborate da prestigiosi conferenzieri: l’ipocrisia regna insomma sovrana ma guai a scoprire le carte perché i giornaloni ed i telegionaloni devono recitare la sacra messa cantata che non ammette stonature né pericolose deviazioni di sorta.

Giggino si è mostrato coraggioso, altruista, ha compiuto una scelta dolorosa che si è resa necessaria per il tanto decantato “bene del paese” (seguo la politica da più di venti anni e vi assicuro che quando qualcuno, nelle alte sfere, si è immolato per il bene comune, l’unico che ci ha guadagnato è stato solo l’autore dell’insano gesto), ha dimostrato, insomma, di stare dalla parte giusta della storia palesando una maturità politica fuori dal comune che inevitabilmente lo conduce verso un nuovo e scintillante percorso di statista.

Si staglia quindi nel mesto panorama politico una figura di spessore e di alto profilo capace di convogliare nuove idee al servizio dei cittadini che del resto anelavano l’avvento del nuovo messia per risolvere i gravi problemi legati all’inflazione, al costo esorbitante delle materie prime ed alla grave crisi energetica che bussa alle porte del prossimo autunno.

Fino a qualche anno fa si intonava il ritornello “ meno male che Silvio c’è!!!” ma ormai è stato soppiantato dal nuovo che avanza e quindi a squarciagola cantiamo “Meno male che Giggino c’è !!!”

Quanto sopra avrebbe tramortito anche un sano e robusto cavallo di razza nel bel mezzo di un prestigioso challenge ma i guai non vengono mai da soli ed ecco allora una giornata di inutili sermoni recitati dai vari capigruppo alla Camera ed al Senato a seguito delle comunicazioni del Premier Draghi in vista del successivo Consiglio Europeo. Come era ampiamente prevedibile le Camere hanno approvato la risoluzione di maggioranza “frutto di complessa elaborazione sortita ad esito di una mediazione lunga e complicata”.

Un testo che dice tutto e niente e che non sposta di una virgola quanto stabilito nello scorso mese di Marzo allorquando le stesse Camere, con apposito testo legislativo (legge n. 28), avevano fornito pieno mandato all’esecutivo fino al 31 Dicembre del corrente anno in merito all’invio delle armi in Ucraina.

La stesso testo prevedeva che tale delega si espletasse attraverso l’emanazione di decreti da parte del Ministero della Difesa e che periodicamente il Governo avrebbe dovuto riferire periodicamente al Parlamento.

Una delega, quindi, particolarmente delicata e soprattutto alquanto generica che, si badi bene, impone il segreto sul tipo di armamenti che il Governo decide di inviare all’Ucraina per combattere l’aggressore russo.

L’ottima Vitalba Azzolini, dalle pagine del suo prezioso account Twitter, faceva notare che una semplice risoluzione non avrebbe mai potuto modificare una legge, tra l’altro votata a stragrande maggioranza parlamentare nel Marzo scorso, e che pertanto tutto il dibattito sull’invio di armi e sulla famosa centralità del Parlamento era da considerarsi alquanto surreale.

Morale della favola: tanto, tantissimo fumo, sparso a profusione e senza risparmio ma di ciccia neppure l’ombra.

Il dibattito parlamentare, svuotato quindi di ogni significato politico, è stato allora adoperato dagli scaltri capigruppo di Camera e Senato per gonfiare un tantino i muscoli di cartapesta in vista dei ballottaggi che si sarebbero tenuti la successiva domenica: devo ammettere che l’intervento più istruttivo è stato quello dal brianzolo Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato il quale, al termine di una prolissa filippica contro l’esecutivo di cui il suo partito fa parte, lamentava il fatto che la centralità del Parlamento oramai si era dissolta perché “alla fine sono i Governi che decidono” purtuttavia non pago di ciò chiedeva allo stesso Governo di muoversi sollecitamente sul fronte dell’inflazione, del caro bollette e del caro benzina con il motto di sempre “FATE PRESTO”.

Devo ammettere che per un momento, preso da un moto di rabbia, ho pensato di sfasciare la TV ma alla fine la rassegnazione ha preso il sopravvento ed allora mi sono limitato semplicemente a spegnerla.

Mi corre però l’obbligo di informare il Senatore Romeo che, da più di due anni a questa parte, sono i Governi a decidere e questo non a causa di un golpe attuato nottetempo dai colonnelli che con i carrarmati sono penetrati nei palazzi del potere spodestando le istituzioni democratiche ma su precisa volontà del Parlamento che si è scrollato qualsivoglia onere e responsabilità politica: così è stato nei due anni di pandemia (ricordiamo i DPCM contiani e draghiani che incidevano sui nostri diritti e libertà fondamentali) ed il giochino, una volta terminata la fase emergenziale, non è affatto rientrato, anzi si è esteso pericolosamente finendo per tramutarsi in una prassi oramai consolidata.

Ogni volta, insomma, che si presenta una patata bollente ovvero una qualunque gatta da pelare, il Parlamento confeziona una bella delega in bianco in favore dell’esecutivo chiamato a sbrogliare la matassa.

La prassi, secondo i deleganti, avrebbe una sua logica: totale irresponsabilità politica sulle scelte che contano con annessa possibilità di scaricare sullo stesso Governo delegato le colpe degli eventuali fallimenti.

E no cari Romeo, Di Maio e cari leader politici tutti,  il giochino ha stancato ed ogni bel gioco deve durare poco: è ora che ciascuno degli eletti si assuma le sacrosante responsabilità per le scelte che è chiamato a compiere anche perché nessuno vi ha obbligato a fare il lavoro di parlamentare, nessuno vi ha puntato una pistola alla tempia quando avete deciso di candidarvi a guidare la Nazione e se la stragrande maggioranza degli elettori decide di restare a casa anziché compiere il proprio dovere civico di recarsi alle urne la colpa è da addebitare proprio a codesto modo di fare politica.

Una politica che non ha fatto la politica, che scagliato la pietra ma ha nascosto la mano e che ora cerca una onorevole via di uscita per sottrarsi al severo giudizio dei cittadini i quali però hanno smesso da un pezzo di portare l’anello al naso e non credono più alle false promesse, sono stufi di sentirsi presi in giro perchè hanno raggiunto la matematica certezza che il loro voto è ormai inutile perché i giochi si fanno altrove.

Ad otto mesi dal voto per le politiche è partito il fuggi fuggi all’insegna del vecchio motto del si salvi chi può: nuove sigle e nuovi gruppi parlamentari proliferano come funghi ed i protagonisti del valzer, dimentichi delle “prodezze” compiute negli ultimi quattro anni e mezzo, state pur certi, torneranno a raccontarci nuove avventure chi fingendosi liberale come il sempre verde Calenda, chi invece promettendo riforme che non vedranno mai la luce.

Vorrei tanto sbagliarmi ma altre emergenze e nuovi governi di unità nazionale con guida tecnica ci attendono fiduciosi per i prossimi anni.

BRUNO IANNIELLO