Il punto settimanale di Bruno Ianniello (uno splendido ritratto).

 

Un distinto signore con i capelli grigi e la cadenza siciliana che indossa fieramente la cravatta di colore blu della Nato confezionata da Battistoni ed una spilletta appuntata sul petto della bandiera italiana prende la parola e si scusa umilmente con la platea che lo ascolta per non essersi preparato un discorso adeguato alla circostanza.

Comincia a parlare di Europa, dell’Europa di oggi, di quella che è stata ed avrebbe dovuto essere ma non si ferma al tema europeo, disquisisce di difesa, di inflazione, del tanto famigerato quantitative easing e delle prospettive di una nazione di cui è innamorato e che non cambierebbe con nessun altra nazione al mondo.

Comincia a parlare del concetto di civiltà europea che era l’unica civiltà esistente fino al 1914 tanto è vero che in quell’epoca un cittadino su quattro al Mondo era europeo e poi afferma che dopo il secondo tragico conflitto bellico l’Europa aveva subito una grave metamorfosi trasformandosi da soggetto politico rilevante ad oggetto tanto è vero che nel 1945 essa è considerata la più ricca proprietà immobiliare presente su scala mondiale. Da qui nasce l’esigenza di unificarla per poter affrontare degnamente le sfide con i giganti americani e russi e l’occasione è rappresentata dalla mancata ratifica da parte del parlamento francese del trattato istitutivo della comunità della comunità europea di difesa.

Siamo nel 1954 ed Ministro degli Esteri italiano, Gaetano Martino, suo padre, decide di convocare a Messina i ministri degli esteri della cosiddetta piccola Europa ovvero Francia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo al fine di riavviare quel discorso che si era bruscamente interrotto a causa degli amici transalpini: si decide di comune accordo che i tempi non sono ancora maturi e che prima di parlare di Unione Europea è necessario consolidare l’integrazione economica tra i Paesi che ne faranno parte sulla scorta del vecchio principio per cui ove non passano le merci sicuramente transitano armi ed eserciti.

Ci si rivede quindi nell’anno successivo a Venezia ove viene convocato un nuovo summit per stendere i documenti che poi saranno sottoscritti a Roma il 25 Marzo 1957.

Inizialmente, quindi, l’Unione Europea parla italiano perchè la sua genesi avviene proprio sul suolo italico.

Per quale motivo si pensò di creare una moneta unica?

I padri fondatori dell’Unione Europea, sulla scorta delle considerazioni che avevano portato Luigi Einaudi a parlare di “malo uso” della moneta da parte di molti Paesi europei tra cui la Germania ed anche degli Stati Uniti negli anni venti e che si era tradotto in “abuso” della sovranità nazionale per cui si stampavano quattrini per finanziare la spesa pubblica con la conseguenza di un aumento smisurato dell’inflazione che laddove si fosse estesa su vasta scala avrebbe determinato una vera e propria sciagura, ritennero quindi saggio affidare ad una Banca Centrale Europea il compito di battere moneta proprio al fine di evitare quanto sopra.

Il signore distinto con i capelli grigi e la spilletta appuntata al petto, arrivato a questo punto del discorso, non può però fare a meno di sviluppare un ulteriore considerazione: che cosa è il Quantitative Easing ? Molto semplice: l’acquisto da parte della Banca Centrale Europea dei titoli del debito pubblico appartenenti una determinata Nazione e detenuti dalle banche di quella Nazione.

Gli effetti sono sostanzialmente analoghi a quelli del “malo uso” di cui parlava Einaudi e quindi dell’abuso di sovranità nazionale che, nel caso di specie, si traduce addirittura in abuso della sovranità sovranazionale.

Insomma, i padri fondatori dell’Unione Europea mai si sarebbero immaginati che anche la Banca Centrale Europea avrebbe potuto abusare del proprio ruolo pompando, in modo del tutto indiscriminato, denaro nelle casse di uno Stato membro al fine di finanziare la sua spesa pubblica fuori controllo.

Il signore con i capelli grigi che ha studiato economia nella più importante scuola mondiale, amico fraterno del premio Nobel Milton Friedmann, ricorda alla platea che le decisioni assunte in politica economica si fondano su informazioni sostanzialmente già vecchie di qualche mese e che dispiegano i loro effetti a distanza di anni allorquando il contesto complessivo è completamente mutato.

Il distinto signore, pertanto, conclude la sua dotta considerazione affermando che da lì a qualche anno è lecito attendersi una spinta inflazionistica piuttosto consistente.

L’emerito conferenziere va oltre e si pone il quesito: l’Europa, così come è oggi, è in grado di rispondere alle sfide che l’attendono?

Per rispondere al quesito parte da un dato statistico: nel Mondo sono presenti un miliardo di giovani con età dai 15 ai 29 anni, la cosiddetta età da combattimento di cui 65 milioni stanziati sul suolo europeo e ben 300 milioni di religione musulmana, indottrinati, determinati ed arrabbiati con il mondo occidentale. In altre epoche ed in assenza delle moderne tecnologie militari, l’esito della contesa sarebbe risultato scontato con la conquista da parte di questi ultimi del suolo europeo.

I moderni dispositivi di protezione rendono fortunatamente la sciagurata ipotesi del tutto improbabile ma altri effetti si dispiegano quali l’immigrazione di massa ed il terrorismo.

Cosa si può fare per arginare tale fenomeno? Innanzittutto cominciare a risolvere il problema demografico che in Italia però non si vuole affrontare, attraverso strumenti più moderni rispetto a quelli adoperati dal Duce che imponeva una tassa a tutti gli uomini scapoli con età superiore ai 29 anni ovvero dal Papa che nel 1500, a fronte di una popolazione europea di soli 40 milioni di abitanti decise di sanzionare tutti coloro che promuovevano metodi contraccettivi (la decisione di quest’ultimo, per quanto drastica. si rivelò però efficace in quanto nel 1900 la popolazione europea era di ben 400 milioni).

Il primo problema è quindi di carattere demografico ma il secondo riguarda la difesa se è vero che l’Italia fino a tre anni fa spendeva per tale voce solo l’1,15% del proprio PIL: si ricordano a tal uopo le rampogne dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump agli alleati europei in quanto erano i contribuenti americani a sobbarcarsi la maggior parte della spesa per la sicurezza continentale ed il finanziamento della Alleanza Atlantica.

Si chiede il signore dai capelli grigi: siamo sicuri che gli americani decideranno di mandare a morire il loro unico figlio per salvare Nazioni che non vogliono arrivare a spendere almeno il 2% del proprio PIL per difendere i propri confini?

Credo di aver scritto abbastanza ma non vi ho detto due cose: la prima è che il discorso di quel distinto signore che ci ha lasciato fisicamente la settimana scorsa è vecchio di almeno dieci anni, la seconda è che quel signore si chiama Antonio Martino.

Non ne parlo al passato perché ritengo che una persona tanto saggia quanto lungimirante ed illuminata sia immortale.

Un po’ come il caro ultimo amico della canzone di Franco Califano che domani si sposa e lascia il resto della brigata il professore Martino ha abbandonato la cattedra dei comuni mortali e sta insegnando ad altri ragazzi il valore della libertà e magari si starà congratulando con Gesù Cristo da lui ritenuto il più grande liberale di tutti i tempi perché ci ha dato la possibilità di scegliere liberamente tra il vizio e la virtù.

BRUNO IANNIELLO