Il punto settimanale di Bruno Ianniello ci racconta dell’assenza di regole che domina il nostro Paese.

Si chiamava Sebastian Galassi ed aveva solo 26 anni, faceva il raider per una nota azienda spagnola e la sera del primo Ottobre, in sella alla sua fiammante bici, intento ad effettuare una delle innumerevoli consegne a domicilio per le strade di Firenze, è stato tragicamente investito da un SUV.

L’inevitabile corsa in ospedale si è rivelata inutile: il giovane non ce l’ha fatta lasciando la sua famiglia nella più totale disperazione.

Al danno si è poi aggiunta l’ulteriore beffa atteso che la nota azienda non si è fatta pregare recapitando il giorno successivo con comunicazione via PEC al povero ragazzo (ormai deceduto) formale licenziamento in quanto il malcapitato non aveva rispettato i parametri del famoso algoritmo.

C’è sempre da imparare in questo bel mondo che ci siamo costruiti a misura d’uomo: un bel licenziamento in tronco ad un lavoratore morto somiglia più ad una barzelletta che ad una notizia, purtroppo tragica nella sua cruda ed amara verità.

Per onore di cronaca la nota azienda, consapevole della frittatona ormai combinata, ha inoltrato le sue scuse alla famiglia di Sebastian impegnandosi a pagare le spese funerarie: una toppa ben peggiore del buco ed è tutto dire.

Sebastian lavorava per pagarsi gli studi, era un ragazzo che non aveva alcuna intenzione di stravaccarsi sul divano a spese del contribuente e non voleva nemmeno gravare sulla propria famiglia: aveva orgoglio e voglia di lavorare da vendere.

In altri paesi, molto più civili ed avanzati del nostro, i bravi ragazzi come Sebastian vengono incoraggiati e non umiliati, sostenuti e non abbandonati a se stessi, rispettati e non calpestati ma questa è la dura realtà di una Nazione a sua volta sfregiata dalle proprie beghe salottiere ed incapace di prendersi cura dei propri figli ovvero del proprio futuro.

Un paese che non ha cura della propria progenie non ha prospettiva, vive alla giornata e si spegne, al pari di una candela, un po’ alla volta senza colpo ferire :  ogni santo giorno il cuore pulsante di questo vecchio carrozzone produce un battito sempre più lento ed irregolare.

E’ insomma un Italia bradicardica che non ha coscienza del proprio male e che invece di prendere il toro per le corna  mostrando uno scatto di orgoglio (per carità Dio ci scampi e liberi dai tecnici cosiddetti “competenti” che hanno aggravato le condizioni cliniche del già malandato paziente) pensa bene di poter subappaltare la gestione del proprio benessere ai propri aguzzini considerandoli meravigliosi taumaturghi.

E già: il suolo italico è ormai da tempo immemore terreno di conquista per i visitatori stranieri i quali, sia ben chiaro, sono graditi se intendono realmente investire e migliorare il nostro tessuto produttivo garantendo benessere e posti di lavoro ma a patto di rispettare quel minimo di regole che consentano di non calpestare le tante vite delle persone che lavorano e si spaccano la schiena per portare a casa quello che ormai non si può neppure considerare uno stipendio dignitoso ma un misero tozzo di pane che a stento riesce a garantire loro una altrettanto misera sopravvivenza.

La nota azienda spagnola (come tante del resto) mette piede in Italia ed offre il lavoro di raider ai nostri ragazzi ? Nulla in contrario ma deve rispettare i ragazzi che pagano di tasca propria per acquistare una bicicletta, monopattino o qualsivoglia altro mezzo di locomozione necessari per poter espletare al meglio le proprie mansioni e se non lo fa vada a piantare le sue tende altrove perché questo non è lavoro ma bieco sfruttamento con la piena complicità dello stato italiano, incapace come già ampiamente detto, di salvaguardare i propri cittadini che tratta al pari degli schiavi.

Un altro esempio di conquista selvaggia del suolo italico è rappresentato dalla Whirlpool, nota multinazionale che prima pianta le tende in quel di Napoli con lo stabilimento di Ponticelli in Via Argine, avvia quindi un ciclo produttivo estremamente efficiente da far invidia anche al Nord Est ma nel Novembre del 2021 decide di far partire una raffica di licenziamenti, ben 320, del tutto ingiustificati, di poi impegni presi in sede di contrattazione al tavolo del MISE mai rispettati ed infine, dopo tre anni di lenta agonia la chiusura, oramai inevitabile, dello stabilimento dopo aver intascato ulteriori ed ingenti contributi statali.

Insomma l’immagine che forniamo all’estero è quella di un paese colabrodo ove ciascun visitatore, con un po’ di grano in saccoccia può fare il suo comodo, mancare di rispetto alle istituzioni (ormai inesistenti) ed ai cittadini di questo triste paesello e non pagare nemmeno un euro di tasca propria se contravviene agli accordi intercorsi.

Una nazione forte sorretta da uno stato altrettanto forte e credibile non può consentire lo scempio cui si assiste quotidianamente e che si abbatte come un ciclone devastando le vite di coloro che, con il proprio sudore ed il proprio lavoro tengono in piedi un baraccone sempre meno credibile che ha prodotto la bellezza di un tasso di astensione da far paura alle ultime elezioni politiche.

C’è una sola strada da percorrere ed è quella del duro e silenzioso lavoro per la classe politica chiamata a restituire un briciolo di dignità ad una scalcagnata Nazione che non crede più in se stessa in quanto disillusa da anni di vaghe promesse finite nel calderone consociativo dei governi di unità nazionale per nulla utili ai cittadini.

Il tempo delle parole è scaduto da un pezzo così come quelle dei buchi e delle toppe: si attendono impazientemente fatti concreti.

BRUNO IANNIELLO