Dopo la pausa estiva torna il punto di Bruno Ianniello.

Terminate le vacanze estive e lo svaccamento tipico della calura agostana si torna alle amene vicende lavorative con un interrogativo inevaso dai tempi dell’ultimo Enzo Tortora e che tormenta il sonno (si fa per dire) di queste ultime giornate di caldo: dove eravamo rimasti?

Preferiamo anche noi glissare sul punto viceversa saremmo costretti ad incupirci per il futuro prossimo che, impaziente, già bussa alle porte del rigido inverno.

Tanti altri interrogativi, a strascico, tormentano la nostra esistenza: cosa si potrà fare per contenere il caro bollette ed il caro consumi? Quali e quanti rimedi potranno essere apprestati per contenere l’inflazione? Abbiamo sufficienti quantitativi di gas per affrontare i mesi a venire? Chi specula sul prezzo del gas e della corrente elettrica nonché sui beni essenziali di consumo?

Allo stato dell’arte nessuno e sottolineo nessuno degli attuali leader politici nostrani ci ha fornito uno straccio di risposta che si avvicinasse alla sufficienza stiracchiata ed in sostanza il mese di Agosto è stato sprecato all’insegna delle devianze, dei presunti fascismi, delle foto pubblicate sulle piattaforma social dai vari candidati che si ritraevano in pose svariate ed accattivanti certamente più utili per una copertina patinata di un giornaletto scandalistico che per una campagna elettorale i cui temi avrebbero  invece fatto tremare i polsi anche ai vari Craxi, Andreotti, De Mita e compagnia bella.

Niente di tutto questo se non un chiacchiericcio da Bar contrassegnato da isterismi e protagonismo spinto all’eccesso fino a rasentare il ridicolo (è il caso di Calenda che prima stipula un patto elettorale con Letta salvo poi avvedersi, a distanza di una settimana, che avrebbe dovuto mettere piede sullo stesso carrozzone di Fratoianni e Bonelli e da consumato attore, presentarsi in  diretta Tv nella trasmissione domenicale condotta da Lucia Annunziata per annunciare ad urbi et orbi il divorzio con relative scuse rivolte gli italiani per averli tenuti in bilico).

Una campagna elettorale che fin qui ha palesato un livello qualitativo scadente al pari dei suoi protagonisti: inutile girarci intorno e cercare scorciatoie dialettiche che finirebbero solo per estendere il senso del ridicolo anche al vergatore di codeste righe che i pazienti lettori si accingono a leggere.

Il problema o per meglio i dire i seri e gravi problemi che ormai ci affliggono da più di un anno e che affondano le proprie radici temporali nel periodo ante guerra in Ucraina avrebbero meritato ben altre ed urgenti risposte ma, come ricorderanno i più attenti osservatori del panorama politico nostrano, nel mese di Gennaio del corrente anno il migliore era impegnato a raccogliere voti per la scalata al Colle poi miseramente fallita ed allorquando si è accorto di non risultare poi così gradito alle forze politiche che sostenevano il suo esecutivo, ha tentato in tutti i modi di abbandonare la nave che affondava al pari di un novello Schettino.

Attenti quindi nel prestate fede a coloro che invocano la figura Draghi un giorno sì’ e l’altro pure quale unico salvatore della Patria: essi necessitano solo di una onorevole foglia di fico per poter continuare a frequentare, indisturbati, il giardino dell’Eden senza correre il rischio di pagare il giusto dazio per avventato la mela del peccato.

Se Sparta Piange Atene non se la passa meglio al di là del vento in poppa che pura spira da tutti i sondaggi fin qui promossi: la Meloni, già chiamata ad effettuare un bel po’ di retromarce (non ultima quella sul blocco navale per arginare gli sbarchi clandestini, del tutto irrealizzabile per i motivi di fatto e di diritto sapientemente spiegati dalla brillante ed apprezzata giurista Vitalba Azzollini) è costretta a mettere pezze per coprire le voragini lasciate dai suoi alleati che si lanciano in promesse elettorali talvolta eccessivamente timide talaltra del tutto irrealizzabili che durano il tempo di un amen.

Una nave, già barcollante, che procede nel bel mezzo di una tempesta perfetta, dovrebbe essere guidata da esperti nocchieri che conoscono il mestiere come le proprie tasche e non da mozzi e mezzi marinai che cercano di sbarcare il lunario in qualche misero locale nei pressi del porto d’attracco purtuttavia la dura realtà ci impone di allestire il presepe con i pastori di cui disponiamo.

Si parlava quindi della stagione estiva che volge al termine e che mi ha dato la possibilità di riscoprire dei film veramente deliziosi che fanno parte della nostra storia cinematografica tra i quali spicca LE COPPIE, girato nel 1970 e che si componeva di ben tre episodi: il primo intitolato “il frigorifero” interpretato da Monica Vitti ed Enzo Jannacci, diretto da Mario Monicelli, il secondo “la camera” diretto da Alberto Sordi ed interpretato da quest’ultimo e Rossana Di Lorenzo ed infine “Il Leone” diretto da Vittorio De Sica ed interpretato da Alberto Sordi e Monica Vitti.

Trattasi insomma del classico film ad episodi della commedia all’italiana che però metteva a nudo le tante falsità ed ipocrisie che impregnavano la società dell’epoca soprattutto in relazione ai rapporti di coppia.

Non ci crederete ma i grandi registi che hanno griffato la pellicola consentivano ai propri attori l’uso di termini che, da qualche anno a questa parte, sono stati letteralmente banditi dall’imperante politically correct: frocio, puttana, ricchione vengono più volte ripetuti dai personaggi interpretati da Alberto Sordi e Monica Vitti soprattutto nell’ultimo episodio “Il leone”.

Ad un certo punto mi sono chiesto cosa farebbe oggi il grande Vittorio De Sica (peraltro icona della sinistra comunista allorquando era in vita) se fosse ancora tra noi: potrebbe ancora lavorare liberamente o dovrebbe allinearsi ai diktat imposti dalla rigida censura moralista che in nome dei diritti, compresi quelli delle mosche di posarsi in ogni dove, impone un linguaggio adeguato ad ogni circostanza?

I benpensanti ci verranno a dire che i tempi sono cambiati e con essi anche le sensibilità e questo è vero ma mi chiedo se siano cambiati in meglio ed eventualmente chi lo stabilisce.

Quale autorità superiore, neutrale, veramente al di sopra di tutto e tutti ci può garantire che il politically correct ha veramente cambiato in meglio le nostre vite ?

I diritti dei gay sono stati realmente tutelati o il politically correct si è rivelato una foglia di fico (al pari di Draghi) di cui una parte politica si è astutamente servita al solo scopo di blandire queste persone che invece non hanno tratto alcun reale vantaggio dalla stupida ed inutile autocensura?

Personalmente propendo per la seconda ipotesi soprattutto se poi mi guardo in giro e scorgo personaggi famosi appartenenti al mondo dello spettacolo che non fanno mistero della propria omosessualità (e ci mancherebbe) ma che nel contempo possono vantare un pingue conto in banca al punto da potersi trasferire negli Stati Uniti per poter adottare dei bambini.

Evidentemente persistono disuguaglianze, soprattutto di carattere economico, che non consentono a tutti di poter godere dei medesimi diritti: alla luce di ciò sarebbe quindi forse più opportuno mettersi definitivamente alle spalle la stagione della caccia alle streghe per l’uso più o meno smodato di certe battute da osteria ed occuparsi seriamente di cose concrete.

AAA cercasi seri ed esperti nocchieri, no perditempo.

BRUNO IANNIELLO