Bruno Ianniello ci dice tutto quello che c’è da sapere sui quesiti referendari.

Nel lontano 1965 la Mina Nazionale cantava un bel pezzo intitolato “l’ultima occasione”: era bella una canzone d’amore e riscosse un successo straordinario (come del resto la stragrande maggioranza dei pezzi interpretati dalla tigre di Cremona).

La nostra Nazione (perché questo siamo, non un “Paese” e ne dobbiamo essere orgogliosi), logorata dalla politica sterile ed assistenziale, tesa a conquistare esclusivamente la cosiddetta “decrescita felice”, sfilacciata nel suo tessuto sociale con una guerra tra poveri senza precedenti, si gioca la sua ultima carta ovvero l’ultima occasione per riformare la tanto disastrata giustizia: gli ultimi tristi episodi ovvero la rimozione del GIP presso il Tribunale di Verbania Dr.ssa Banci Buonamici la cui unica colpa era stata quella di fare il suo dovere e non il mero replicante del PM applicando le norme contemplate nel codice di procedura penale in materia di custodia cautelare ed il procedimento a carico dei due PM presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, rei di aver occultato prove a favore dell’imputato Vincenzo Armanna (fortunatamente assolto) nel processo Eni – Nigeria, hanno senz’alcun dubbio mostrato le crepe, già piuttosto evidenti per la verità, del pianeta giustizia nostrano.

Le ultime carte che la nostra cara ed amata Italia è chiamata a giocarsi per salvare la faccia sono rappresentate dai sei quesiti referendari promossi dalla Lega e dai radicali Italiani nonchè dalle riforme contemplate nel piano per la ripresa e la resilienza necessarie per ottenere i fondi promessi dalla beneamata Europa.

Cerchiamo di approfondire l’oggetto dei sei quesiti referendari e ricordiamo che la raccolta firme avrà inizio il prossimo 2 Luglio (ne occorrono almeno cinquecentomila per ogni quesito, dovranno essere depositate entro il 30 settembre e sarà necessario superare il doppio iter prima in Corte di Cassazione che sarà chiamata vagliare la cosiddetta legittimità – regolarità di poi alla Consulta che dovrà invece esprimersi sulla loro ammissibilità: solo allora potranno essere convocati i comizi).

Esaurita la doverosa premessa ed appurato che non vi è alcuna volontà di scontro da parte dei promotori con il Ministro Cartabia quanto piuttosto solo il desiderio di far partecipare i cittadini su questioni veramente importanti per la vita di ciascuno di essi veniamo a quelli che sono i temi principali sui quali intervengono i quesiti e che riguardano la separazione delle carriere dei magistrati, l’abolizione della legge Severino e il rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati: temi quindi estremamente importanti e complessi su cui ci accingiamo a fornire alcune delucidazioni nei limiti delle nostre cognizioni e possibilità:

Partiamo dal tema della responsabilità civile dei magistrati e diciamo subito che l’attuale sistema dalla legge n. 117/1988 (Legge Vassalli), in parte modificata dalla riforma Orlando – Renzi (Legge 18/15) che disciplina il “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” consente sicuramente ai cittadini di procedere giudizialmente allorquando essi siano stati vittime della cosiddetta mala giustizia ma solo nei confronti dello Stato e precisamente della Presidenza del Consiglio dei Ministri convenendo innanzi il Giudice competente (individuato secondo i criteri dell’articolo 11 del codice di procedura penale e quindi tanto per fare un esempio il Tribunale di Firenze è competente a conoscere delle cause aventi ad oggetto l’operato del Giudice presso il Tribunale di Terni) l’Avvocatura Generale dello Stato.

Non è quindi possibile, sempre il secondo il sistema attuale, convenire in giudizio direttamente il Magistrato che ha cagionato il danno ingiusto al cittadino e ricordiamo altresì che, laddove venga accolta la domanda giudiziaria promossa da quest’ultimo, a pagare è sempre lo Stato (ovvero noi) che poi si rivale nei confronti dello stesso Giudice (Quanto alla misura della rivalsa, il comma 3 dell’art. 8 della legge Vassalli dispone che la stessa “non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità).

Con l’abrogazione si consente al cittadino di agire direttamente contro il magistrato per il risarcimento dei danni, senza coperture da parte dello Stato.

Il secondo quesito referendario riguarda la separazione delle carriere ed attraverso esso si chiede di procedere alla abrogazione di tutta una serie di disposizioni sparse in vari testi di legge proprio sulla delicata materia.

Parliamo del Regio decreto n. 12/1941 e precisamente l’art. 192 comma 6, dell’art. 18 comma 3 della Legge 1/1963,  del Dlgs n. 26/2006, articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 25 luglio 2005, n. 150, del Dlgs. n.160/2006 ” e dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150″ nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate ed infine del D.l. n. 193/2009 convertito con modificazioni in legge 22 febbraio 2010, n. 24 che si occupa degli “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario” nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni successive, limitatamente alle seguenti parti: art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “Il trasferimento d’ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente comma può essere disposto anche in deroga al divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa previsto dall’articolo 13, commi 3 e 4, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.

Avviso agli elettori: tutte le norme sopra richiamate consentono attualmente ad un comune Magistrato di poter tranquillamente passare dalla funzione giudicante a quella inquirente.

Con la loro abrogazione, una volta intrapresa una delle due carriere, giudicante o requirente, il magistrato non potrebbe più optare per l’altra.

Il terzo quesito riguarda la durata della custodia cautelare in carcere per i reati più gravi ed attraverso esso si chiede di voler abrogare il DPR n. 447/1988 con cui è stato approvato il codice di procedura penale, come successivamente modificato e integrato, limitatamente all’art. 247 c.p.p comma 1 lettera c).

Il quesito, se approvato, andrebbe a limitare il carcere preventivo per i reati più gravi, per evitare che la custodia cautelare, come spesso accade, diventi una vera e propria anticipazione della pena.

Il quarto quesito riguarda l’abrogazione della Legge Severino e precisamente del Dlgs n. 235/2012 contenente il Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190.

Se la disposizione legislativa venisse abrogata si darebbe facoltà ai giudici di decidere in quali casi è necessario applicare anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Gli ultimi due quesiti riguardano l’elezione dei membri togati nel Consiglio Superiore della Magistratura Si chiede con questo quesito se si vuole disporre l’abrogazione della legge n. 195/1958, che contiene “Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura”, nel testo aggiornato e modificato, e in particolare all’articolo 25, comma 3 limitatamente a “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, ne’ possono candidarsi a loro volta.”

Lo scopo del quinto quesito è quello di fare in modo che i magistrati possano presentare la propria candidatura al Csm liberamente, senza aderire ad una corrente.

Con l’ultimo quesito si chiede se si vuole procedere alla abrogazione dell’art. 16 dedicato alla “Composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze” del Dlgs n. 25/2006 sulla “Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lett. c) della legge 25 luglio 2005 n. 150.

Ove la disposizione legislativa venisse abrogata, Avvocati e professori universitari, potrebbero nei Csm distrettuali, esprimere il loro voto sulla valutazione dei magistrati, cosa che allo stato attuale è ad essi impedito.

I quesiti referendari sono quindi importantissimi perché incidono nella vita di ciascuno di noi e nel sistema economico – sociale della Nazione: Dio solo sa quanto sia importante essere giudicati da un Magistrato realmente ed effettivamente terzo e quanto sia altrettanto importante poter contare su di una Magistratura seria e credibile in tutte le sue articolazioni.

Nessun imprenditore dotato di un minimo di intelletto investirebbe un copeco bucato sapendo che tutte le regole che disciplinano il suo settore potrebbero essere tranquillamente bypassate in nome di una giustizia che aiuta gli amici di turno a discapito di chi cerca onestamente di esercitare la propria attività ma non dispone di santi in paradiso.

Una chiosa conclusiva mi sia concessa: i referendum sono senza dubbio importanti e rappresentano uno strumento di democrazia diretta imprescindibile ma l’attività legislativa compete ai deputati e senatori eletti proprio per esercitare tale funzione e profumatamente pagati a tal uopo.

Il problema giustizia ha origini molto antiche ed è veramente deprimente prendere atto che negli ultimi trent’anni quasi nessuno dei nostri rappresentanti (fatte salve quelle poche eccezioni che però si contano sulla dita di una mano sola) sia riuscito a trovare quel briciolo di coraggio necessario per riformare, anche solo parzialmente, un sistema che da tempo immemore ha completamente smarrito ogni parvenza di credibilità.

BRUNO IANNIELLO