Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo  di Marco Carmine Foti. Un’analisi da non perdere
Siamo giunti al capolinea, visto che parliamo di trasporti. Ma prima di scendere dal mezzo c’è tempo di riorganizzare alcune attività del MIMS.
È noto come sia in discussione alle Camere la conversione in legge del Decreto-Legge 16 giugno 2022, n. 68, recante disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile, nonché in materia di grandi eventi e per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Conversione prevista entro il prossimo ferragosto.
Nel suo articolato è possibile rilevare come la “denominazione dell’Osservatorio Nazionale del Trasporto Pubblico Locale” sia stata trasformata in “Osservatorio nazionale per il supporto alla programmazione e per il monitoraggio della mobilità pubblica locale sostenibile”. Si potrebbe dire che non vi è nulla di particolare ma leggendo ancora si apprende che all’Osservatorio è previsto un “incremento della percentuale del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del Trasporto Pubblico Locale, che passa da «0,025» allo «0,105» e comunque, nel limite massimo di euro 5,2 milioni annui”. Ovvero, il settore del TPL è in grave affanno ed invece di aumentare il budget disponibile nel Fondo Nazionale, lo si riduce di 5 milioni/anno. 
Ma non è tutto, c’è da riorganizzare la Struttura di Missione del Ministero per cui il DL, “con riguardo al Centro per l’innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità (CISMI), che è la struttura di missione incardinata presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”, riconosce al “coordinatore del CISMI un’indennità di funzione, nel limite dell’autorizzazione di spesa, a valere sulle risorse previste e comunque non superiore a 25.000 euro”. Ed il Coordinatore della struttura di Missione deve essere un “professore universitario di I fascia, che viene collocato in aspettativa per l’intera durata dell’incarico, con conservazione del trattamento economico in godimento, che è posto integralmente a carico del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili” il cui incarico di “coordinatore ha una durata non inferiore a tre anni, rinnovabile una sola volta”.
Giammai, la visione del Mims, durante il cosiddetto “Governo dei migliori”, è stata da sempre, come dire, “accademica”. Come l’individuazione dei Commissari straordinari nominati dallo stesso Ministero per vigilare sui lavori di 15 opere pubbliche complesse, un insieme di progetti che complessivamente valgono più di 3 miliardi di Euro e rappresentano interventi di collegamento stradali e ferroviari essenziali per connettere l’Italia ad una rete di trasporto sempre più sostenibile e diffusa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: opere completamente ferme, come sono ancora incompiute 379 opere in tutto il territorio nazionale, per una rimanenza di spesa di circa 1,2 miliardi di Euro (è lo stesso Ministero che ne dà notizia).
Ma l’impegno del Ministero del “Governo dei migliori” non si limita soltanto a questi grandi successi.
Se vi ricordate, già nei mesi passati avevamo segnalato come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, da riscrivere nel suo complesso come lo dichiariamo ormai da diverso tempo, abbia trascurato le indicazioni fornite dalla Commissione Europea in tema di smart road, infrastrutture individuate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il Decreto del 28 febbraio 2018 al fine di istituire in Italia le “strade intelligenti funzionali ad un significativo innalzamento della sicurezza stradale in ambito urbano ed extraurbano”. Ma anche su questo aspetto nulla è stato fatto, al punto che l’incidentalità stradale sul territorio nazionale ha raggiunto valori importanti, come riportato dal consueto report di ISTAT che per il 2021 rileva “2.875 i morti in incidenti stradali (+20,0% rispetto all’anno precedente), 204.728 feriti( +28,6%) e 151.875 incidenti stradali (+28,4%), valori tutti in crescita rispetto al 2020”.
Ricordate le grandi manovre per sostenere la “mobilità alternativa”, ovvero per offrire alle persone l’opportunità di non utilizzare l’auto ed il bus a fronte di nuovi sistemi di mobilità (biciclette e monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard)? Orbene, sempre il Governo dei migliori” ha stanziato consistenti fondi (poco meno di 400 milioni di Euro) per incentivare e agevolare l’acquisto di mezzi legati alla cd. “micromobilità”. I risultati e le gravi difficoltà di gestione della sicurezza stradale sono riportati nello stesso report di ISTAT 2022: “Con riferimento ai soli monopattini elettrici (conteggiati dal 2020), gli incidenti stradali che li vedono coinvolti, registrati in tutte le province italiane, passano da 564 del 2020 a 2.101, i feriti da 518 a 1.980, mentre i morti (entro 30 giorni) sono 9, più un pedone deceduto”. Un grande successo, oseremo dire.
E poi, per continuare sul tema trasporto collettivo come non ricordare le falle della riforma del TPL, richiamate persino nel documento “Il trasporto pubblico locale e il trasporto collettivo di lunga percorrenza” redatto dal servizio studi della Camera dei Deputati. Un sistema che ad oggi sconta un deficit economico-gestionale stimato in circa due miliardi di Euro, ad esclusione del caro energia e carburante in corso. Sono tutti temi che al Ministero sembra non interessare. Per superare il grave momento di crisi, al fine di garantire il normale svolgimento dei servizi di Trasporto Pubblico Locale e regionale in tutte le modalità offerte agli utenti (automobilistico, ferroviario e marittimo) e garantire l’equilibrio economico – gestionale delle aziende, ritengo che sia strettamente necessario provvedere allo stanziamento di un “Fondo di stabilizzazione del carburante” per il bilancio 2021 – 2022, complementare al Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del Trasporto Pubblico Locale.
La spesa per la gestione dei servizi di TPL ricopre carattere di essenzialità. Forse taluni lo dimenticano ma i servizi minimi sono “obblighi di servizio pubblico intesi a garantire frequenza, qualità, regolarità per il trasporto sicuro a costi ragionevoli di elevata qualità”, approccio retrogrado, superato ed inefficace. Oggi occorre introdurre un nuovo concetto, il «Livello Essenziale di Trasporto», ovvero prestazioni e servizi che l’Amministrazione pubblica è tenuta a fornire a tutti i cittadini in ragione del rispetto di quel diritto alla mobilità richiamato più volte nella Costituzione italiana.
Ma non è tutto. Come non ricordare la scellerata vicenda della nostra compagnia di bandiera, Alitalia, esempio di sicurezza e qualità dei servizi forniti in tutto il mondo ma anche esempio di cattiva governance e scempio gestionale. Tutto finalizzato a raggiungere un ridimensionamento (annullamento) della newco (ITA), una cessione (forse) ad una compagine costituita anche da un partner straniero ed all’abbandono (si, proprio così) di poco meno di otto mila dipendenti lasciati a casa senza un contratto di lavoro (conosciamo tutti la vicenda Swissport).
Ad onor del vero c’è da ricordare anche il tema dell’Alta Velocità nel Sud Italia, opera finanziata con il PNRR sino al confine campano di Romagnano (comune del salernitano). Per cui, da Salerno a Reggio Calabria, non sarà possibile parlare di AV ma, se tutto va bene, si potrà progettare una velocizzazione della linea che, desideriamo ricordare, sarà promiscua con i servizi ferroviari tradizionali. Altro che Alta Velocità, qui parliamo di alta incapacità di un Governo nel saper connettere l’Italia intera.
Tanti successi di questo Ministero, ma l’elenco è molto più ricco, fortunatamente giunto al capolinea.
Dal 25 settembre si apre una nuova stagione. In movimento, per restare in tema.