Il punto settimanale di Bruno Ianniello sull’ultimo decreto anti Covid del governo Draghi.

“Una delle grandi discussioni del nostro tempo riguarda quanto del vostro denaro debba essere speso dallo Stato e quanto voi dobbiate invece mantenere e spendere per la vostra famiglia. Non dimentichiamoci mai questa verità fondamentale: lo Stato non ha altre fonti di denaro se non nel denaro che la gente ha guadagnato per sé. Se lo Stato intende spendere di più lo può fare solo prendendo in prestito i vostri risparmi o tassandovi di più. Non è un buon ragionamento ritenere che sarà qualcun altro a pagare perché quel qualcun altro siete voi. Il denaro pubblico non esiste, esiste solo il denaro del contribuente. La prosperità non giungerà attraverso l’invenzione di programmi di spesa pubblica più numerosi e sostanziosi, non diventerete più ricchi ordinando un altro libretto degli assegni alla banca, nessuna nazione è diventata più ricca tassando i propri cittadini oltre le loro possibilità. Abbiamo il dovere di assicurare che ogni singolo penny che raccogliamo con le tasse sia speso bene e saggiamente. Proteggere il portafogli del contribuente, proteggere i servizi pubblici questi i nostri due grandi obiettivi. Come sarebbe bello, come sarebbe popolare poter dire: spensiamo di più qui, espandiamo ancora di là, ovviamente ognuno ha le sue cause preferite, io so di averne ma poi qualcuno deve far tornare i conti, ogni azienda deve farlo, ogni casalinga deve farlo, ogni governo deve farlo e questo governo lo farà”

Così esordiva il primo ministro inglese Margaret Thatcher il 14 Ottobre 1983 in uno dei suoi memorabili discorsi tenuti ad un congresso del partito Conservatore.

Parole importanti che dovrebbero essere scolpite nella pietra a futura memoria e di cui ogni buon amministratore pubblico o privato dovrebbe fare tesoro per espletare al meglio la delicata incombenza che grava sulle sue spalle.

Il discorso della compianta Lady di ferro è però altrettanto importante nell’ottica del rapporto tra cittadino e Stato con il primo che finalmente è considerato non più suddito ma contribuente ovvero colui al quale lo Stato deve rendere conto della gestione del suo denaro.

E’ un rovesciamento di fronte senza precedenti: il contribuente affida al governo le risorse guadagnate con il proprio lavoro e quest’ultimo si impegna a gestirle con parsimonia e rigore. E’ un patto tra galantuomini per cui se il partito che ha vinto le elezioni ed ha governato non ha saputo amministrare il denaro del contribuente sarà punito da quest’ultimo che premierà l’altro contendente alla prossima tornata elettorale.

Trattasi di un approccio del tutto pragmatico e molto poco ideologico che è alla base delle democrazie anglosassoni per cui l’elettore rinnova la fiducia al partito solo se quest’ultimo avrà dimostrato, con i fatti, di essersela meritata.

Gestire quindi la cosa pubblica come se si gestissero i conti della propria famiglia ovvero con raziocinio, equilibrio e con la diligenza del buon padre di famiglia.

Aiutare chi versa in una situazione di comprovata difficoltà perché ha perso il lavoro e nel frattempo non riesce a trovarne un altro, formare i giovani alle nuove sfide tecnologiche ma soprattutto nutrire rispetto per il cittadino che proprio grazie al suo lavoro contribuisce a formare il cosiddetto “denaro pubblico”.

Negli ultimi tempi si assiste invece ad una criminalizzazione continua in danno del contribuente a cui vengono propinate tante bugie spesso condite da mezze verità sussurrate però a bassa voce per non disturbare il manovratore di turno che può disporre di una platea di cani da riporto pronti a giustificare anche le decisioni più insensate, cervellotiche ed assurde imposte a mezzo Decreti legge partoriti nella notte e pubblicati al mattino intrisi di illogiche contraddizioni che ne rendono sostanzialmente impossibile la loro osservanza.

Torniamo quindi al discorso della lady di ferro: il cittadino che perde ogni diritto e viene considerato alla stregua di un suddito che deve subire ogni tipo di imposizione, vessazione, discriminazione, che deve addirittura dichiarare pubblicamente se è vaccinato oppure no per poter sedere in un salotto televisivo (ne ha fatto le spese la settimana scorsa la povera Azzurra Barbuto brutalmente aggredita da tale Cecchi Paone che ha tentato in tutti i modi, anche quelli più squallidi e miserevoli di umiliare la malcapitata giornalista attraverso offese e contumelie di inaudita gravità, il tutto ovviamente passato nel più assoluto silenzio sia da parte delle femministe a giorni alterni che del solito circuito salottiero della gente che piace alla gente che piace).

Due anni fa, all’inizio della triste storia pandemica, ci veniva assicurato, fazzoletti alla mano e straccetti appesi ai balconi, che ne saremmo venuti fuori e che saremmo stati anche più buoni e tolleranti, addirittura qualche giorno fa il Capo dello Stato si vantava di lasciare un paese unito.

Spiace deludere il popolo canterino ed il Presidente della Repubblica ma niente di tutto questo è accaduto: la TV e i social network mostrano anzi il lato peggiore di ciascuno di noi con i talk show sempre più somiglianti a sanguinose arene in cui ci si scanna a colpi di insulti tra opposte ed estreme fazioni nella speranza di spuntare qualche misero punto di share in danno del rivale.

Non parliamo poi delle file ai supermercati, agli uffici postali ed agli ingressi delle farmacie ove ci si guarda in cagnesco pronti ad attaccare l’altro alla sola visione di una mascherina leggermente abbassata sotto le narici.

Il governo ha introdotto un obbligo vaccinale per gli over 50 ma non si comprende sulla base di quali evidenze logico – scientifiche se si pensa che anche tra le persone con meno di 50 anni potrebbero esserci soggetti fragili ed in ogni caso non è affatto detto che tutti gli over 50 svolgano mansioni lavorative che impongano il contatto con il pubblico.

Se era così importante difendere determinate categorie di lavoratori o di soggetti fragili per quale motivo tale obbligo non è stato introdotto prima?

La verità, come diceva Leonardo Sciascia, è che poi alla fine gratta gratta sotto ci trovi sempre la roba che nel caso di specie è rappresentata dall’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

L’ultimo decreto legge (il peggiore in senso assoluto sia per gli strafalcioni di carattere logico grammaticale che per quelli di carattere giuridico) licenziato dal Consiglio dei Ministri ovvero quello che introdotto l’obbligo vaccinale bypassando completamente l’aula parlamentare che avrebbe dovuto vagliare con la necessaria calma e perizia gli effetti negativi e positivi dei sieri vaccinali, è stato frutto di un miserrimo compromesso al ribasso fra le sempre più eterogenee e litigiose forze politiche che compongono la maggioranza.

In parole povere la nostra salute ed i nostri destini sono sostanzialmente affidati a persone che, seppure elette, in codesto momento storico, sono per lo più impegnate a far passare il proprio candidato al Quirinale impedendo che quello della parte avversa possa vincere la propria battaglia.

Si dirà che è tutto legittimo e questo è vero ma non lo è più nel momento in cui la battaglia per il Quirinale diviene il pretesto per imporre regole assurde che somigliano più alle grida manzoniane che a norme giuridiche degne di una civile e democratica Nazione occidentale che nel suo DNA può contare giuristi di elevato spessore come Piero Calamandrei o Costantino Mortati solo per citarne alcuni.

Vorremmo essere trattati da contribuenti e non da sudditi, ce lo meritiamo perché abbiamo rispettato le prescrizioni imposte nel periodo del lockdown, abbiamo continuato a pagare le tasse nonostante la crisi ed i miseri ristori, ci siamo vaccinati e continuiamo a farlo, meritiamo rispetto perché abbiamo rispettato e continuiamo a rispettare le regole ingiuste che ancora oggi ci vengono imposte e se dobbiamo prendere esempio da qualcuno guardiamo al Regno Unito e non alla Francia.

Dedico queste righe alla famiglia Tortora che in questi giorni ha subito un’altra grave perdita.

Silvia era la figlia a cui papà Enzo aveva scritto

Bruno Ianniello